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una produzione con il patrocinio
della sezione italiana di Amnetsy International GANDHI il
cammino della verità |
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con Gianni Franceschini |
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musiche |
Carlo Cerini |
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scene |
Gianni Volpe |
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luci |
Nicola Fasoli |
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drammaturgia: G. Franceschini - V.
Todesco elaborazione testo, regia: Vincenzo Todesco |
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“A mio parere, la bellezza e l’efficacia della forza della verità sono molto grandi, e la dottrina è tanto semplice, che può essere predicata anche ai bambini” Gandhi "young India" - 5 novembre 1919 |
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LO SPETTACOLO Un
piccolo uomo. Un vecchio. La testa pelata, da uccellino. Cammina,
appoggiandosi ad un bastone. Un telo bianco gli lascia scoperte una spalla e le gambe
sotto le ginocchia. Ai piedi, vecchi sandali. Un esserino. Un mucchietto
d’ossa. Questa immagine ha lasciato
di sé nel mondo. E’ Gandhi. Il Mahatma. Ha già camminato tanto. Ha
seminato alle sue spalle molte vicende e molte memorie. E’ Gandhi. Il Mahatma. L’ uomo che attraversò
l’India a piedi, per recarsi fino al mare ed estrarre il sale dall’acqua, sfidando
le leggi della potenza coloniale inglese. Quando giunse alla spiaggia, tutta
l’India era in cammino con lui. L’ uomo che lottò per la
indipendenza del suo Paese, patendo lunghi periodi di carcere. Senza mai
colpire alcuno. Perché la violenza umilia chi la porta non meno di chi la
riceve. Perché la violenza è l’arma del debole, e la non violenza quella del
forte. L’ uomo che insegnò le
regole della verità, del non possesso,
della tolleranza, dell’eguaglianza universale, della abolizione di
qualsiasi casta o divisione tra gli esseri umani. Rimane, sulla scena dello
spettacolo, una immagine. Un simbolo di bellezza,
armonia, gioia. Una porta in legno, decorata con ricchissimi e smaglianti
colori e disegni. Un altro piccolo uomo,
anch’egli avanti negli anni, si incammina per il sentiero di Gandhi. Viene da un’altra parte
del mondo. Da un’altra cultura. Dove la violenza è sempre stata ritenuta un
male necessario per contrastare i malvagi. Quelli che secondo i diversi punti
di vista, sono i malvagi. Con risultati assai discutibili, a parere
dell’ometto. Così si mette sulle tracce
del Mahatma. Ricerca le storie e le memorie che questi nel suo lungo cammino
ha lasciato alle spalle e che sono
cadute nel mare, o sono state coperte dai sassi, o si sono mescolate alla
terra. Man mano che i tesori
nascosti tornano alla luce, un’altra porta in legno viene dipinta, con
splendidi colori e disegni a somiglianza della prima. La fine del percorso è là
dove è iniziato. Il luogo della domanda inattuale: “E’ la morale il fondamento delle cose? E’ la verità interiore la
sostanza di qualsiasi morale?”. I testi originali di
Gandhi, integrati con brevi testi del Bhagavad-Gita di Tagore, accompagnano
in questo viaggio l’attore e gli spettatori, grandi o piccini. E’ la scoperta del piccolo-grande
uomo attraverso le sue parole, le sue azioni, la memoria e quella saggezza
creativa che alberga dolce e paziente nei genitori, nei nonni, negli
anziani…in coloro che hanno vissuto e desiderano testimoniare e condividere i sogni con chi è più giovane
e pieno di vita. I LINGUAGGI L’attore con la parola e le azioni
sceniche ripercorre il viaggio alla scoperta delle tracce gandhiane. Poesia, pensieri, frammenti di
racconti ed avvenimenti si incontrano con oggetti e figure che suggeriscono
ed evocano momenti decisivi e importanti della vicenda di Gandhi. Stoffe, terra, acqua, fuoco, carta,
terre colorate, sale, sassi segnano il percorso su cui agisce l’attore. La musica dal
vivo eseguita da due musicisti traccia la partitura su cui prende forma
l’opera teatrale, segnata dalle caratteristiche tipiche ed originali
dell’artista quali la narrazione, il gesto e la pittura dal vivo. |
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